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Lettera Aperta : Lettera di Rita Borsellino su "C'era una volta il lavoro..."
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| Inviato da MG il 22/2/2010 16:30:00 (146 letture) |
 Carissimi, il titolo che avete dato a questa iniziativa riassume il senso del mio intervento di sostegno - seppure a distanza - ma non per questo meno sentito, alla vostra causa. Come recita l’art.1 della Costituzione italiana, “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ma di questo diritto primario sembrano dimenticarsi sempre più spesso le istituzioni che dovrebbero nei fatti tutelare i lavoratori. La vicenda che vi vede - vostro malgrado - protagonisti è emblematica di una situazione più generale che si aggrava di giorno in giorno e che coinvolge tante famiglie italiane, e nella fattispecie siciliane, che vivono nel quotidiano una situazione di precarietà tale da non consentire di programmare il futuro, perché avvolto nel buio dell’incertezza lavorativa. La vicenda della Phonemedia e dei lavoratori del call-center MultiMediaPlanet di Trapani non è lontana dalle altre realtà di precariato e di incertezza presenti in Sicilia che rischiano di vedere azzerati gli organici e di buttare in mezzo a una strada centinaia, migliaia di famiglie che – pur nella precarietà – contavano su questo sostentamento. Mi rendo conto del clima pesante che state vivendo e che vi costringe a una lenta agonia e a una lotta estenuante in difesa di quei mille posti di lavoro che per il territorio trapanese sono una boccata di ossigeno non indifferente. Ancora una volta l’Isola deve pagare lo scotto della crisi economica di alcune aziende pronte a ritirare la produzione a dismettere le attività dopo avere ricevuto importanti aiuti statali e avere attinto ai fondi speciali. E’ per questa ragione che a pochissimi giorni dalla data in cui il Tribunale di Novara si pronuncerà sull’ipotesi di commissariamento della società e sul futuro degli oltre 7000 lavoratori, sparsi nelle sedi di tutt’Italia, invito tutti, istituzioni comprese, a tenere alta l’attenzione perché non si compia l’ennesimo scempio siciliano. Un caro saluto, buon cammino Rita Borsellino
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Lettera Aperta : Progetto Scec €URICINO - Moneta Locale...Economia Possibile
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| Inviato da MG il 8/4/2009 11:18:16 (265 letture) |
Lettera di Rita Borsellino per la presentazione "Progetto Scec €URICINO - Moneta Locale...Economia Possibile"
Buongiorno a tutti e benvenuti a questa importante iniziativa che l’Associazione Un’Altra Storia, che ho l’onore ed il piacere di presiedere, ha promosso assieme all’Associazione “Isola Scec Euricino”. Mi scuso con tutti Voi, nonostante l’impegno preso anzi tempo con Rino Marino e Gianrosario Simonte, per non essere presente. Impegni di natura personale mi tengono fuori dalla Sicilia. Mi impegno, sin da ora, a non mancare al prossimo incontro. Il tema da Voi trattato richiama alla mia memoria il progetto con il quale iniziai, anni fa, il percorso politico che mi/ci portò alla mia esperienza politica: SICILIA POSSIBILE. Oggi si parlerà di “Moneta locale…..ECONOMIA POSSIBILE. Ho imparato che ciò che è possibile, è attuabile. Basta crederci.
Nel contesto fortemente problematico in cui versa l’economia mondiale, quella nazionale ed in particolare quella siciliana è necessario sviluppare sui territori strategie di sistema che permettano di contrastare forme predatorie di economie criminali e, insieme, di sperimentare modelli di sviluppo locale che propongono sistemi di soggetti e reti di sistemi quale alternativa concreta possibile ad uno sviluppo ingiusto, polarizzato, dove i grandi attrattori economici svolgono spesso un ruolo disgregante e depauperatorio della comunità e del territorio e dove il terzo sistema possa trovare un ruolo di pari dignità e si possano sperimentare sui territori forme di dialogo sociale con le Istituzioni ed il mercato, fondate su metodologie di definizione di qualità etica.
Nel programma partecipato che mi portò alla candidatura alla Presidenza della Regione Sicilia, nel 2006, parlammo di “DISTRETTI DI ECONOMIA SOLIDALE” legati alle vocazioni endogene dei territori che andrebbero strutturati a favore di attori non istituzionali che rispettano i principi di qualità etica totale.
Ritengo che, anche attraverso i PATTI EDUCATIVI intergenerazionali e di socializzazione del territorio a carattere promozionale delle comunità e delle reti di vicinato, a partire dalle culture presenti sui territori e dalla valorizzazione della sua memoria di cui gli anziani sono i principali protagonisti, si possono avviare percorsi virtuosi di sviluppo, privilegiando la strada dell’inclusione. I PATTI EDUCATIVI vanno finalizzati a costruire i presupposti del benessere, a prevenire i disagi, le dipendenze, le esclusioni ed a ridurre i danni. Fare patto significa coinvolgere e mettere a sistema sui territori soggetti, esperienze e servizi per superare la frammentarietà e la discontinuità dei progetti e per proporre sistemi di azioni plurali, coerenti e durature sui territori. |
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Lettera Aperta : Scuola, l'ipotesi di Calamandrei
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| Inviato da MG il 26/10/2008 12:07:05 (302 letture) |
 Di Pietro Calamandrei
Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico
Pubblicata in Scuola Democratica, 20 marzo 1950
Non so perchè, ma a noi sembra molto, troppo attuale!
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Lettera Aperta : I professionisti dell'antimafia
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| Inviato da MG il 10/4/2008 23:13:49 (388 letture) |
 Chissà perchè, a Trapani, di questo periodo, c'è qualcuno che rispolvera una espressione di Leonardo Sciascia "i professionisti dell'antimafia". Peppe Rizzo, giornalista di Telesud l'anno scorso, Girolamo Fazio e Antonio D'Alì, rispettivamente Sindaco di Trapani e ex presidente della Provincia, quest'anno. Ma c'è una cosa che accomuna coloro che riprendono le parole del grande scrittore siciliano: la strumentalizazione. Essi allontanano di fatto il significato di tale parole dalla situazione oggettiva e temporale in cui furono pronunciate cambiandone radicalmente il significato. Nella loro strumentalizzazione questi signori si dimenticano di dire contro chi Sciascia rivolse queste parole, o meglio a loro non conviene dirlo, visto che uno dei bersagli, una di queste persone che, riporto le parole di Rizzo di un anno fa: specula sul fenomeno per trarne vantaggio personale. Uno, insomma, che trae un guadagno in potere politico o magari in denaro sonante dai morti ammazzati era Paolo Borsellino! Quali vantaggi abbia avuto Borsellino (che Sciascia solo ed esclusivamente criticò perchè qualche mese prima era diventato capo della Procura di Marsala al posto di un collega più anziano di età, sicuramente per la sua maggiore conoscenza della mafia, ma questo è stato possibile appuralo solo dopo) "qualcuno" dovrebbe spiegarlo, non solo a me, ma ai suoi familiari e a quelli degli uomini della sua scorta... E queste parole, pronunciate da esponenti di rilievo di un partito che ha eletto a livello di Eroe un Mafioso mi fanno ancor di più pensare, è bene che chi intenda ancora utilizzare le parole di Sciascia si vada a rileggere l'articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" del 10 gennaio 1987 e soprattutto vada a rivedere chi era Leonardo Sciascia e le opere che ha scritto.
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Lettera Aperta : Gli attacchi all'antimafia. Coppola editore risponde al sen. D'Alì
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| Inviato da MG il 8/4/2008 23:09:44 (354 letture) |
 Ultimamente qualcuno trova assai divertente buttare fango su una storia dell'antimafia che meriterebbe rispetto e non qualunquismo. Approfittiamo di questa lettera scritta dall'editore Coppola per denunciare quegli omicchi che non hanno il coraggio di fare i nomi e i cognomi e che affidano al non detto i propri squallidi attacchi. Noi Kipling lo leggiamo ogni giorno affinché la mediocrità non vinca sull'etica e la morale.
Al Direttore, Vito Manca, www.trapaniok.it
Egregio Direttore, come già in occasione di mie considerazioni scritte lo scorso anno in merito alle dichiarazioni sulla Coppa America da parte del sen. D’Alì, leggo il suo giornale tra un cornetto e il caffè. Ancora una volta, sabato mattina, ho dovuto interrompere la degustazione del cornetto per leggere e rileggere la dichiarazione del sen. Antonio D'Alì che qui riporto (…) La nostra colpa è quella di essere cresciuti. Trapani va dunque demonizzata. Quando non hanno potuto dire altro, abbiamo letto che la città è cresciuta ma all’ombra della nuova mafia. Che significa? Qui nessuno vuole la mafia. Ma a molti, la mafia serve perchè genera l’antimafia, quell’antimafia che crea posti di lavoro per farla. Vi invito a leggere “L’Espresso”. Si parla del racket dell’antiracket”.
Dico rileggere perché mi sono chiesto cosa volesse dire il senatore. Qui nessuno vuole la mafia. Giusto! Bravo! Ma riguardo alla seconda affermazione: Ma a molti, la mafia serve perchè genera l’antimafia, quell’antimafia che crea posti di lavoro per farla,
mi permetto di farLe notare che il senatore in parte ha ragione, ma è proprio la mafia che riesce a inserire propri elementi all’interno di tali associazioni (ben si sa: dove ci sono soldi e posti di lavoro la mafia non guarda in faccia a nessuno, nel migliore dei casi si scambia abbracci e baci), dall’altra parte non è giusto sparare a zero sul mucchio o di fare di tutta l’erba un fascio. |
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